Il brutto anatroccolo
Stava ben accucciata, rattrappita, in quella scatola calda
ma stretta, liscia e tonda. Ed ecco che iniziò a screpolarsi, e lei finalmente
vide la luce: la luce, l’acqua verdeazzurra, i pesci colorati guizzanti dentro e fuori, l’erba le foglie e i fiori, e gli uccelli canterini.
Meraviglia! Ed ecco intorno a lei splendidi esseri candidi danzanti, lucenti e eleganti,
collo lungo e sinuoso, ali piumate ampie e setose come abiti da sera. Posso
stare con voi, in mezzo a tanta bellezza?
I cigni si avvicinarono e la osservarono da capo a piedi.
Scrollarono il capo, con espressione corrucciata. E in un attimo scivolarono
via, seguendo il corso del fiume.
Perché non mi volete? Perché non sono bella? Perché non sono
come voi?
Cercò il suo guscio, per infilarsi dentro e tornare a
dormire. Dov’era finito mai? Mentre scandagliava le acque si vide, vide la sua
immagine riflessa. Uno splendido cigno nero.
Quel mondo così bello e colorato non era per lei. Tornò a
cercare il suo guscio. Si accorse che una rana gialloverde si era avvicinata, e la osservava seduta su una
pietra. Con il suo gracidare aveva convocato una trota argentata, un castoro e
una biscia dal collare. Applaudirono tutti, con zampe e code, il bellissimo
cigno nero.